come si fa a non volermi bene

tu l’hai mai conosciuto
uno che ama in silenzio?
come un ramo di una pianta
che si allunga verso la luce?

nessuno sospetta che io scrivo
continuo a fare la mia solita vita
l’unica cosa che mi permetto
è questo sguardo sul porto

controllo
non chi esce
ma chi rientra

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sconfitte

amo la bella stagione
se è bella

adoro l’agosto nevoso
degli operai di Atene

ma devo ricordarmi
della sconfitta consapevole
il default pilotato

se amare in silenzio
è la cosa più difficile

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time

c’e stato un tempo
in cui anche io aspettavo
che cadesse qualcosa dal cielo

poi venne quello
del no grazie
mi slego da solo

infine sono arrivate un pò di cose gratis
tra cui una tua cartolina e un raffreddore

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ipotesi

non ho mai capito
perchè ti piace camminare
fuori dal marciapiede
come a ribadire una indipendenza
da non so bene cosa

e poi quella questione
del rinascere continuamente come le foglie a primavera
mica ci credo tanto
che a me di morire ogni volta
mi tira un pò il culo

metti che qualcuno
si dimentichi la luce accesa
e qualcun altro
per un momento pensando alle cose sue
non sincronizzasse l’orologio

sai che fregatura
amare per una vita sola

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il punto della situazione

non in periferia
ma in questi nuovi infiniti centri
ci siamo persi

ecco allora che la lingua si sporca
poi si arrotola si accartoccia

si perde lungo il teatro dei pioppi
quasi infiniti sull’alito del fiume

ed è inutile cercare ricompense
tanto valeva non partire

nulla ringrazia gli occhi
nemmeno recitare le risposte

rimanere nascosti
farsi leggere

 

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defrag

 

ho sgretolato
e ricostruito il tuo viso
innumerevoli volte

ma nonostante questo
sono convinto che l’infinito
sia ancora molto lontano

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didascalie

l’orma esatta del tuo piede

nella ciabatta della Birckenstock

ha la precisione di un sesso orale immaginario

rimane la lama

sulla tavola che guarda

cerca un rifugio, un corpo

forse quegli occhi

da città disabitata

nel silenzio di neve

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