c’e stato un tempo
in cui anche io aspettavo
che cadesse qualcosa dal cielo
poi venne quello
del no grazie
mi slego da solo
infine sono arrivate un pò di cose gratis
tra cui una tua cartolina e un raffreddore
c’e stato un tempo
in cui anche io aspettavo
che cadesse qualcosa dal cielo
poi venne quello
del no grazie
mi slego da solo
infine sono arrivate un pò di cose gratis
tra cui una tua cartolina e un raffreddore
non ho mai capito
perchè ti piace camminare
fuori dal marciapiede
come a ribadire una indipendenza
da non so bene cosa
e poi quella questione
del rinascere continuamente come le foglie a primavera
mica ci credo tanto
che a me di morire ogni volta
mi tira un pò il culo
metti che qualcuno
si dimentichi la luce accesa
e qualcun altro
per un momento pensando alle cose sue
non sincronizzasse l’orologio
sai che fregatura
amare per una vita sola
non in periferia
ma in questi nuovi infiniti centri
ci siamo persi
ecco allora che la lingua si sporca
poi si arrotola si accartoccia
si perde lungo il teatro dei pioppi
quasi infiniti sull’alito del fiume
ed è inutile cercare ricompense
tanto valeva non partire
nulla ringrazia gli occhi
nemmeno recitare le risposte
rimanere nascosti
farsi leggere
ho sgretolato
e ricostruito il tuo viso
innumerevoli volte
ma nonostante questo
sono convinto che l’infinito
sia ancora molto lontano
l’orma esatta del tuo piede
nella ciabatta della Birckenstock
ha la precisione di un sesso orale immaginario
rimane la lama
sulla tavola che guarda
cerca un rifugio, un corpo
forse quegli occhi
da città disabitata
nel silenzio di neve
come nuvole
con il fiato sospeso
staremo presso l’uscio
del nostro rimanere soli
che poi anche il nome
è solo una scusa scritta dentro un campanello:
Anna, quinto piano, interno cinque
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